MERCEDARI
- Ordo B.V.M. de Mercede, O. de M. - Ordine della B.V.M. della Mercede,
per la redenzione degli schiavi cristiani, fondato a Barcellona
(Spagna) il 1O.8.1218 da s. > Pietro Nolasco che ricevette l'abito,
con un gruppo di giovani, dalle mani del vesc. di quella città,
Berenguer de Palau, nella cattedrale di S.Eulalia; il re Giacomo
I di Aragona prese sotto la sua protezione la nuova istituzione
e s. Raimondo di Penafort l'aiutò con il suo consiglio nei
primi anni di vita. Il 17.1.1235 Gregorio IX concesse la bolla di
approvazione dell'Ordine, permettendo l'adozione della Regola di
s.Agostino quale norma fondamentale. Insieme con questa, fin dall'inizio,
l'Ordine ebbe anche un breve statuto che, più tardi, subì
un notevole aumento, finché, nel 1272, furono emanate le
prime vere costituzioni, queste, a loro volta, nel corso dei secoli,
ebbero varie revisioni e adattamenti, dei quali più importanti
furono quelli effettuati nel 1327 e nel 1895. Alessandro VII, il
26.7.169O, annoverò l'Ordine dei M. tra gli Ordini mendicanti.
A partire dai primi anni del sec. XVII (e ultimamente da J.W. Brodman,
The Origins of the Mercedarian Order: A Reassessment, in StudMon
19 (1977) 353-60) sono state proposte altre date che posticipano
di alcuni anni, al massimo una decina, la fondazione dell'Ordine,
ma esse non trovano fondamento a un esame attento e critico di tutta
la documentazione conosciuta (cf per maggiori particolari lo studio
di F. Gazulla, La Orden de la Merced se fundò en 1218?, Barcellona
1918).Lo scopo dell'Ordine è così delineato nel prologo
delle costituzioni del 1272: "Come Dio Padre di misericordia
e Dio di ogni consolazione e datore di conforto in ogni tribolazione,
per sua grande misericordia inviò Gesù Cristo suo
Figlio in questo mondo per visitare tutto il genere umano che si
trovava in questa terra schiavo e incatenato in potere del demonio
e dell'inferno (...), così il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo, le cui operazioni non hanno divisioni, ordinarono per loro
misericordia e grande pietà di fondare e stabilire quest'
Ordine, chiamato Ordine della Vergine Maria
della Mercede della redenzione degli schiavi di s. Eulalia in Barcellona
del quale Ordine crearono loro fedele messaggero fondatore e promotore
fr. Pietro Nolasco... I religiosi professi di quest'Ordine - con
fede in Gesù Cristo con speranza
nella
salvezza e con vera carità di Colui che in questo mondo prese
carne dalla gloriosa santa Vergine Maria - lavorino di buon cuore
e di buona volontà e con ogni opera buona nel visitare e
liberare quei cristiani che sono in schiavitù e in potere
dei saraceni e di altri nemici della dottrina di Cristo e siano
sempre allegramente disposti, se necessario, a dare vita per essi
come Gesù Cristo la diede per noi".Se il motivo immediato
e occasionale dell'Ordine della Mercede era il riscatto dei cristiani
schiavi il motivo ultimo o il fine specifico era la preservazione
del gran dono della fede nei credenti in Cristo. A
questo fine si giungeva comprando lo schiavo a prezzo d'oro o, quando
questo mancasse e d'altronde fosse necessario riscattare lo schiavo
perché in pericolo di rinnegare la fede, sostituirlo con
la propria persona. A questo fine il Mercedario si obbliga, oggi
come ieri, con un quarto voto: il voto di redenzione.Tenendo conto
della scomparsa della schiavitù, già nel 1880 l'Ordine,
tramite il suo generale Pietro Armenegaudio Valenzuela, pur conservando
il primitivo scopo della redenzione, si votava espressamente alle
missioni e alla formazione della gioventù. Il capitolo generale
speciale per l'aggiornamento voluto dal Concilio ecumenico Vaticano
II, precisò che l'Ordine doveva lottare contro le nuove forme
di schiavitù di carattere sociale politico e psicologico
dei nostri giorni e precisava che "per nuove forme di schiavitù
si deve intendere qualunque situazione che si oppone al messaggio
del Vangelo e che, a giudizio dell'Ordine, pone i cristiani in grave
pericolo di abbandono e di indebolimento della vita di fede"
(Cost., 3-5). L'Ordine
ha così esteso il suo apostolato ai carcerati o ex carcerati
e ai loro familiari. In più ha dato particolare impulso all'opera
della educazione della gioventù, alle missioni e all'apostolato
parrocchiale nonché all'aiuto ai cristiani perseguitati o
oppressi per la fede.Inizialmente l'Ordine era composto prevalentemente
di laici; ma, col tempo, questi diminuirono ei chierici crebbero,
così che l'Ordine divenne clericale, pur conservando le due
classi: chierici e laici, detti fratelli cooperatori.
La
suprema autorità dell'Ordine è il Maestro Generale,
eletto a vita fino al 1574, quando il suo ufficio fu ridotto a 6
anni. Le costituzioni del 1895 prevedevano la durata di 12 anni,
ma presto si tornò alla formula giuridica dei 6 anni (1919).La
spiritualità dell'Ordine è caratterizzata dall'imitazione
di Gesù nella sua qualità di Redentore del genere
umano. All'imitazione di Gesù Redentore va unita la devozione
alla Madonna, quale debito di riconoscenza verso Colei che ispirò
il fondatore alla realizzazione dell'Ordine.
1.
Le origini. - La primitiva casa dell'Ordine fu un appartamento attiguo
al palazzo reale di Barcellona che il re aveva regalato al fondatore,
dov'era una piccola infermeria e una cappella intitolata a S.Eulalia.
In questa casa di via Canonja dimorarono i religiosi detti di S.Eulalia
o di S.Maria della Mercede per la redenzione degli schiavi fino
al 1232, quando Raimondo de Plegamans, governatore generale della
Catalogna, acquistò un terreno sulla spiaggia di Barcellona
e lo donò al Nolasco che vi costruì un ospedale con
una cappella intitolata ancora a S.Eulalia, che, ampliata e rimodernata,
divenne la casa-madre dell'Ordine sotto il titolo di S. Maria della
Mercede.
L'Ordine
era sorto con carattere prevalentemente laico e militare, dato che,
per redimere i cristiani in potere dei pagani, si doveva spesso
prendere parte a fatti d'armi incompatibili con la professione di
chierici (Militari, Ordini). Tuttavia non mancarono i sacerdoti
che attendevano al governo spirituale dei religiosi. Perciò
le costituzioni del 1272 raccomandano che il compagno del maestro
generale nella visita alle case "possibilmente sia sacerdote,
per poter ascoltare le confessioni dei religiosi" (c. X.).
Perché poi l'opera della redenzione degli schiavi fosse più
proficua, il Nolasco assegnò a ogni convento e questuante
una propria circoscrizione nella quale effettuare la raccolta dei
fondi per la redenzione senza che altri religiosi la intralciassero
(Cost. del 1272, c. XIII); istituì confraternite per raccogliere
le offerte dove non potevano arrivare i religiosi, mentre i benefattori
dell'opera della redenzione venivano resi partecipi di speciali
benefici spirituali concessi all'Ordine dalla S. Sede; e una volta
realizzata la redenzione, gli schiavi liberati venivano condotti
per città e villaggi, per rendere testimonianza degli orrori
della schiavitù e del buon impiego dell'elemosina raccolta;
poi rivestiti a nuovo e riforniti "di tutto il necessario,
senza mormorazione e taccagneria" (Cost. del 1272, c. XXI),
venivano rimandati alle loro case. I religiosi che andavano in terra
dei saraceni per redimere schiavi, dovevano essere "temperati
nel mangiare e nel bere, savi in teologia e prudenti nella compera
degli schiavi", missione che nessuno poteva intraprendere arbitrariamente,
ma soltanto "se fosse stato scelto dal capitolo generale (che
allora si celebrava ogni anno) o dal maestro" (Cost. del 1272,
c. XX). Tutti, comunque, erano impegnati a raccogliere, mediante
questue, il denaro necessario per la redenzione e a pregare per
la conservazione della fede negli schiavi. A circa 100.000 si fa
ascendere il numero dei cristiani liberati dal potere dei Turchi
dai M. nelle 345 redenzioni di cui si memoria, fino all'ultima effettuata
a Tunisi nel 1798 in cui furono liberati 830 schiavi catturati dai
Mori nell'isola di Carloforte (Sardegna).
Mentre
organizzava l'opera della redenzione, il Nolasco pensò anche
a estendere l'Ordine: vivente lui, l'Ordine contava 18 case sparse
negli stati di Aragona e nel sud della Francia, come risulta dalla
bolla di Innocenzo IV Religiosam vitam (3.4.1245), con poco meno
di 100 religiosi, mentre, alla fine del sec. XIII, questo numero
si era quasi raddoppiato.
2.
La clericalizzazione dell'Ordine. - Nel capitolo generale celebrato
a Puig (Valencia) nel 1317, l'Ordine, che fin allora era sempre
stato governato da cavalieri laici, ebbe come maestro generale il
Sac. Raimondo Albert (+1330), non senza contrasto da parte dei laici,
che elessero per proprio conto un generale laico. Lo scisma ebbe
breve durata, perché Giovanni XXII, annullate le due elezioni,
nominò il medesimo Albert Maestro Generale, decidendo una
volta per sempre le sorti dell'Ordine che prese un carattere più
tipicamente clericale. La nuova giurisdizione clericale dette maggiore
impulso alla famiglia del Nolasco che possedeva allora 8 case in
Catalogna, 11 in Aragona, 7 in Valencia, 8 Francia, 20 in Castiglia
e Portogallo, 2 nella Navarra e 1 nelle Baleari: in totale 57 case
con 26 chiese. Dal nuòero dei conventi si fa ascendere approssimativamente
a 300 il numero dei religiosi. Il p. Albert, nel 1327, promulgò
nuove costituzioni in armonia con la bolla di Giovanni XXII che
divideva l'Ordine in province religiose, governate in un primo tempo
da vicari generali nominati dal generale e poi da veri provinciali
eletti in capitolo; emanò più precise e opportune
norme sia per la vita interna, spirituale e amministrativa delle
case che per l'opera dei religiosi; potenziò l'opera della
redenzione degli schiavi, nonostante che le condizioni sociali e
politiche ne intralciassero il compimento; dette anche maggior impulso
alla cultura , specialmente ecclesiastica, nella quale ben presto
si rese illustre il convento di Montpellier dove insegnò
il p. Domenico Serrano, in seguito generale (1345-8). La peste del
1348 causò grandi vuoti fra i M., fino a far pensare a una
fusione coi >Trinitari. Tra alterne vicende l'Ordine dette segno
di ripresa sotto il generalato di Antonio Caxal (1404-17), a cui
si deve la realizzazione di importanti redenzioni, e si consolidò
per opera del generale Natale Gaver (1452-74) che ottenne l'esenzione
dalla giurisdizione dei vescovi, con la conseguenza della permanenza
in Roma del procuratore generale presso la S, Sede, e lo aumentò
numericamente fino a 550 religiosi sparsi nelle 62 case, sicché
poteva scrivere dei M.: "Noi facciamo tutto quello che gli
altri fanno e per di più liberiamo i nostri fratelli dai
pagani con l'elemosina dei fedeli. Anche noi predichiamo, celebriamo
i divini uffici, ascoltiamo le confessioni, lodiamo Dio con canti
e con salmi; anche fra noi ci sono molti letterati" (Speculum
Fratrum), Sotto il generalato di Lorenzo Company (1474-9), si ebbero
non lievi contrasti con i Trinitari sulla raccolta delle elemosine
per la redenzione degli schiavi, mentre, col generale p. Antonio
Morell (1480-92), l'Ordine si estese e si consolidò nella
Francia.
3
. In America Latina. - Durante gli anni che seguirono la scoperta
del nuovo mondo, l'Ordine indirizzò la sua opera anche all'America
latina. Al p. Giovanni Zolòrzano che aveva accompagnato Cristoforo
Colombo nel suo secondo viaggio al nuovo mondo, ben presto seguirono
altri M., che andarono a stabilirsi nei paesi colonizzati dai conquistatori
spagnoli; e la loro opera ebbe un duplice indirizzo: moderare gli
eccessi dei conquistatori e propagare la fede. Il convento di Santo
Domingo (Rep. Dominicana), fondato nel 1514, costituì il
centro di irradiazione mercedaria nell'America latina, così
che, nel 1560, venne costituita la provincia di Lima, nel 1563,
quelle del Guatemala e del Cuzco, nel 1566, quella del Cile, nel
1593, quella del Tucumàn-Rìo de la Plata con tutti
i conventi esistenti nell'Argentina, Paraguay e Uruguay, nel 1615,
quelle dell'Ecuador e del Messico.
I
sec. XVI-XVII-XVIII segnarono un periodo di singolare splendore,
di cui sono testimoni eloquenti non solo le suntuose chiese dedicate
alla Madonna della Mercede, ma anche i monumentali conventi tra
i quali spiccano quelli di Cuzco e di Lima.
Ritemprato
e vivificato nella disciplina voluta dal Concilio di Trento e anche
in seguito a visite apostoliche, accresciuto di numero, l'Ordine
intensificò il suo apostolato, compiendo un gran numero di
redenzioni, ed ebbe una magnifica fioritura di opere e di studi.
A grande importanza pervenne il Collegio di Salamanca nella cui
università insegnarono, quasi per diritto di successione,
numerosi teologi e filosofi mercedari, a volte assurti a grande
fama. Nel 1775 l'Ordine aveva nell'America latina 112 case con oltre
2.000 religiosi, mentre in Europa (Spagna, Francia, Italia e Portogallo),
nel medesimo periodo, le case erano 116 e i religiosi ascendevano
a circa 2.500.
4.
Sec. XIX-XX. - La rivoluzione francese, le guerre napoleoniche,
i soprusi dei governi civili, con le leggi di confisca dei beni
ecclesiastici e di soppressione degli istituti religiosi, costituirono
un duro colpo per l'Ordine in America, ma molto più in Europa.
Dalla morte del generale p. Giovanni Battista Granell (24.4.1834),
l'Ordine, nella impossibilità di riunire il capitolo generale,
fu governato da vicari generali (quattro) nominati dalla S. Sede,
fino al 31.7.1880, quando dalla S. Sede fu nominato, come generale,
il commendatore del convento di Valparaìso, il cileno p.
Pietro Armengaudio Valenzuela (1843-1922), che pose la sua residenza
a Roma.
Egli
trovava in Europa una trentina di religiosi a custodia delle chiese
dell'Ordine, tutti gli altri dispersi; in America la situazione
era un poco più confortante, ma, anche qui, il numero dei
religiosi si era notevolmente ridotto: complessivamente poteva contare
su 300 religiosi. Dopo molti studi egli potè far approvare
dalla S. Sede nuove costituzioni (1895), in forza delle quali l'Ordine,
pur conservando il suo primitivo carattere redentivo a favore degli
schiavi e dei perseguitati per la fede, si votava in modo speciale
alla istruzione della gioventù, alle opere di misericordia,
alla predicazione sia ai fedeli che agli infedeli, alla catechesi
e altri ministeri sacerdotali. Quando il p. Valenzuela, nominato
vesc. di Anchud (Cile), lasciò il governo dell'Ordine nel
1911, questo era in piena rinascita: 3 province e 2 vice province
nell'America latina per un totale di circa 60 conventi con 450 religiosi.
In questi ultimi tempi l'Ordine ha cercato di riprendere le antiche
posizioni; ha intrapreso opere di apostolato parrocchiale, educativo
e carcerario; ha accettato la cura di tre prelature: due nel Brasile
e una nel Cile, e lavora anche in altre terre di missioni; sta dando
forma, nello spirito di rinnovamento voluto dal Concilio, all''Opera
redentrice", a beneficio dei perseguitati e oppressi per la
fede.
Con
la storia dell'Ordine è intimamente connessa l'esistenza
di altre istituzioni religiose mercedarie. Al priore di Barcellona,
fr. Bernardo da Corbara (1193-1275), si deve l'inizio del Second'ordine
mercedario, per aver dato l'abito e ricevuto la professione di <Maria
de Cervellòn, giustamente considerata fondatrice delle monache
> Mercedarie che molto contribuirono all'opera della redenzione
degli schiavi con l'assistenza ai reduci della schiavitù.
L'8.5.1603, a Madrid, < Giovanni Battista Gonzàles iniziò
nell'Ordine un movimento di maggiore austerità, fondando
conventi di recollezione: sorse così il ramo dei > Mercedari
scalzi e, per opera di questi, anche le monache > Mercedarie
scalze. Nel secolo scorso cominciò anche una fioritura di
congregazioni religiose femminili che, prendendo il nome dall'Ordine
e aggregandosi a esso spiritualmente, costituiscono il Terz'ordine
regolare mercedario. Nel 1860 sorsero le > Mercedarie missionarie
di S. Gervasio; nel 1864, le Suore di > Nostra Signora della
Mercede; nel 1878, le > Mercedarie della Carità; nel 1887,
le > Mercedarie del Bambino Gesù; nel 1889, le Suore di
> Nostra Signora della Mercede del Divino Maestro; nel 1910,
le > Mercedarie del SS. Sacramento; nel 1930, le > Mercedarie
missionarie di Bérriz; nel 1938, le > Mercedarie missionarie
del Brasile; nel 1940, le > Ancelle Mercedarie del SS. Sacramento.
Esistono anche altri istituti religiosi, come le suore della >
Misericordia e le > Oblate espiatrici del SS. Sacramento, le
quali, benchè non abbiano avuto origine mercedaria, professano
una devozione speciale per la Vergine della Mercede. Ai fedeli poi
che vivono nel secolo è data la possibilità di iscriversi
o al Terz'Ordine secolare della Mercede o alla Confraternita della
Mercede.
5.
Agiografia. - Nei sette secoli e mezzo di storia dell'Ordine, molti
religiosi si resero celebri. Ricordiamo: s. > Pietro Nolasco;
s. Raimondo Nonnato (1200-40), card., che soffrì il perforamento
delle labbra che poi gli vennero chiuse con un lucchetto affinché
non predicasse e il cui culto fu approvato nel 1625, restando fissata
la festa al 31 agosto; s. Serapio Scott (1175-1240), che compì
varie redenzioni fra i Mori, liberando molti schiavi, e morì
per gli atroci supplizi che gli furono inflitti dai Maomettani;
il suo culto fu approvato nel 1728 con la festa fissata al 14 novembre;
s. Pietro Pascasio, vesc. di Jaèn (1227-1300), ch'ebbe la
testa mozzata dai Mori, vestito ancora dei sacri paramenti con cui
aveva celebrato la Messa; il suo culto fu approvato nel 1670 e la
festa fissata al 6 dicembre; s. Pietro Armengaudio (1238-1304),
il cui culto fu approvato nel 1686 e la festa fissata al 27 aprile;
p. Pietro Urraca, servo di Dio (1583-1657); p. Giuseppe Leone Torres,
servo di Dio (1849-1930); fr. Antonino Pisano, servo di Dio (1907-1927);
p. Mariano Alcalà e Compagni, servi di Dio, uccisi nella
guerra di Spagna nel 1936. Molti altri religiosi ebbero un culto
che però non ha avuto mai un riconoscimento ufficiale dalla
Chiesa. Ricordiamo tra gli altri: Raimondo de Blans (1185-1235),
protomartire mercedario a Granada; Pietro de Amer (1210-1301), maestro
generale che dette le prime vere costituzioni all'Ordine; Alessandro
di Sicilia (+1316), fu bruciato vivo a Tunisi; Giovanni Gilabert
(1350-1417), fondatore del primo ricovero per alienati di mente;
Pietro Nolasco Perra (1574-1606).
Nelle
altre istituzioni mercedarie, oltre alla ricordata s. Maria de Cervellòn,
meritano speciale menzione la b. Marianna di Gesù, la terziaria
Colagia (+1295) e Natalia di Tolosa (+1355).
6.
Scienze sacre e cultura. - In teologia, i M. non ebbero una scuola
con peculiari caratteristiche. C'è però un punto della
teologia in cui i M. si scostano compatti dal tomismo: la questione
dell'Immacolata Concezione di Maria. A cominciare da s. Pietro Pascasio
che presentò, già alla fine del sec. XIII, la dottrina
dell'Immacolata Concezione come una vera opinione teologica contenuta
nella rivelazione e non soltanto come una pia credenza, almeno una
quarantina di mariologi mercedari sostennero questa dottrina, poi
definita dogma di fede. Tra questi ricordiamo: Pietro della Serna
(1580-1612), che scrisse e difese la tesi secondo cui era martire
chi fosse morto per difendere questa sentenza e fu autore della
"schiavitù mariana"; Pietro de Ona, vesc. di Gaeta
(1560-1626), i cui discorsi sull'Immacolata vennero raccolti e riportati
dal più illustre dei mariologi mercedari, Silvestro de Saavedra
(1580-1643), nell'opera Razòn del pecado original y preservaciòn
del èl en la concepciòm purisima de la Reyna de los
Angeles Maria (Siviglia 1615), il quale però deve la sua
notorietà alla magistrale opera di mariologia Sacra Deipara
sive de eminentissima dignitate Dei Genitricis Immaculatae Mariae
(Lione 1655), in cui studia la divina Maternità nei suoi
vari aspetti: immacolato concepimento, santità, ecc. La dottrina
del Saavedra dette origine, nell'Ordine, al movimento del "voto
di sangue", con cui si prometteva di difendere anche a costo
della vita l'asserzione dell'immacolato concepimento della Vergine
SS.ma.
Nella
teologia speculativa ricordiamo: Girolamo Pèerez (1470-1549),
primo vero teologo mercedario in ordine di tempo, citato con orgoglio
da coloro che lo seguirono; si discusse molto, nel sec. XVII, se
egli si dovesse annoverare tra i tomisti puri o tra i precursori
di Molina e del molinismo; fa parte dei grandi restauratori della
teologia spagnola con meriti non inferiori a quelli di Francesco
da Victoria; Dp,emocp do s- Giovanni (1485ca-1540), card. arcv.
di Toledo, che scrisse Super universam logicam et philosophiam Aristotelis;
Gaspare Torres (1510-84), teologo al concilio di Trento, provinciale
di Castiglia e vesc. delle Canarie e di Santo Domingo; Francesco
Zumel (1540-1607), professore di Salamanca, chiamato dal Saavedra
"princeps thomistarum huius temporis": è la figura
più eminente di teologo dell'Ordine; intervenne con autorità
nella disputa De auxiliis, nella quale, pur sostenendo la teoria
tomista, si distacca da quella rigida posizione sostenuta da Banez
e con energia combatte la tesi del Molina; Ambrogio Machin de Aquena
(1580-1640) si distingue per originalità di pensiero, specialmente
sulla opinione della grazia, sostenendo il concetto di grazia antecedente
soltanto moralmente efficace; Giovanni Prudencio (1610-58), professore
di arte nell'università di Huesca e di teologia in quella
di Alcalà, buon dialettico con vasta conoscenza di teologi
antichi e recenti, chiaro nella esposizione del pensiero, merita
un posto speciale tra i teologi del suo tempo; Serafino de Freitas
(1570-1633), professore nell'università di Valladolid, eccelle
nel campo del diritto in generale e di quello internazionale per
la sua teoria sostenuta specialmente nella sua opera De iusto imperio
Lusitanorum asiatico...(Valladolid 1625); Giovanni Falconi (1596-1638),
illustre per la sua teologia mistica; nell'opera Pan nuestro de
cada dia, inculca la Comunione frequente e quotidiana, prevenendo
di tre secoli quello che la Chiesa sanzionò con s. Pio X;
Gabriele Tellez, meglio conosciuto col nome d'arte, Tirso de Molina
(1584-1648), primeggia nel campo della letteratura con le sue commedie
(oltre un centinaio); Alonso Remòn (1560-1632), scrittore
fecondo di teologia, Sacra Scrittura, storia, morale, ascetica e
opere drammatiche delle quali il Cervantes (Viaggio al Parnaso)
dice che "furono le più degne di lodi dopo quelle del
grande Vega".
7.
Missioni. - Tra gli evangelizzatori del nuovo mondo ricordiamo:
p. Bartolomeo de Olmedo (1485-1524), apostolo del Messico, consigliere
e confessore di Hermàn Cortès nella conquista di quella
nazione; Francesco de Bobadilla (+1550), pacificatore energico e
intelligente tra i conquistatori Pizzarro e Almagro, che seguì
nelle loro spedizioni; Luigi de la Pena (+1599), ucciso in Valdivia
(Cile) mentre cercava di porre in salvo il SS. Sacramento; Cristoforo
de Albarràn (+1584), che evangelizzò molti indigeni
nell'Argentina e Perù, dove fu poi assassinato; Antonio Rendòn
(1495-1597) e Antonio Correa (1522-76), giunti nel Cile nel 1548
con don Pedro de Valdivia, veri apostoli nella evangelizzazione
degli Araucani; Mariano Pèrez, apostolo nel Guatemala; Giovanni
de la Guardia, apostolo dell' isola di Santo Domingo; Martino de
Victoria (+1602), apostolo dell'Ecuador; Giovanni di s. Lazzaro,
apostolo nel Paraguay; Luigi de Valderrama (+1590), apostolo nell'Argentina;
Francesco Ponce (1576-1661), apostolo delle tribù limitrofe
del fiume Amazzone; Antonio Bravo (+1595), che celebrò la
prima Messa nel Perù, di cui divenne apostolo; Alfonso Gòmez
de Encinas 8+13.6.1624), martirizzato nell'isola di Puna; Ferdinando
de Granada (+1590), primo apostolo di Popayan.
Finora
l'Ordine ha avuto 85 Maestri Generali, ha dato alla Chiesa 16 cardinali,
5 patriarchi e oltre 400 tra arcivescovi e vescovi con i suoi primati,
nunzi apostolici, vicerè, ambasciatori, consiglieri di re,
capi di Cortes e parlamentari.
L'aumento
del numero di membri cominciato ai primi del 1900, è continuato,
anche se lentamente, nella sua ascesa, così che, quando si
celebrò, nel 1968, il 750° anniversario della fondazione,
si poteva constatare un costante progresso. Soppresse nel 1953 le
vice province e aggregate alle province perché queste fossero
più consistenti, l'Ordine era suddiviso (1978) in 8 province
con 145 case sparse in 17 nazioni: Argentina, Bolivia, Brasile,
Burundi, Cile, Colombia, Ecuador, Guatemala, Honduras, Italia, Messico,
Perù, Puerto Rico, Spagna, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela.
I membri erano 818, di cui 579 sacerdoti. |